threads of life

Il Vestitino delle 100 famiglie

In qualsiasi cultura i bambini sono il principale oggetto di protezione. In alcune reagioni della Cina, la protezione del nascituro era compito della intera comunità. La madre riceveva in dono piccoli pezzi di seta ricamata da ogni famiglia, che, cuciti insieme, formavano il vestitino delle cento famiglie.


Story cloth miao

Non esiste una lingua Miao scritta. i Miao persero l'originario sistema di scrittura quando fu messo al bando da un'antica tradizione cinese. Si ritiene che i ricami Miao siano biblioteche che custodiscono miti, storie e racconti.

Il ricamo come protezione dal male


Molte culture hanno ritenuto i tessuti ricamati efficaci nel proteggere gli essere mani, uno scudo contro le forze del male. Il male può insinuarsi in ogni pertugio, ecco perchè gli indumenti venivano rinforzati in ogni zona. Tutto era fittamente lavorato. 
Il punto catenella è il più diffuso in tutta l'India perchè ogni punto è collegato al successivo, così da non lasciare pertugi al male.


Arazzo di Bayeaux

Arazzo di Bayeaux

L’arazzo di Bayeux è uno dei più celebri manufatti di tutti i tempi, una rarissima testimonianza del cucito medievale. E' un enorme tessuto ricamato realizzato in Normandia o in Inghilterra nella seconda metà dell’XI secolo.

E'lungo quasi 70 metri. I vari “segmenti” narrano la conquista normanna d’Inghilterra, nel 1066 d.C. culminante nell’incoronazione di Guglielmo I come re d’Inghilterra, posta in una estremità purtroppo mancante.

Raffigura seicentotrentadue uomini, duecento cavalli, cinquantacinque cani e più di cinquecento tra altri animali e uccelli.

Tutto è declinato al maschile: nel racconto iconografico sono presenti 632 uomini e solo sei donne. Ma quel che è certo è che la manodopera è tutta femminile. A disposizione avevano solo quattro colori fondamentali - rosso, blu, verde e giallo - e quattro erano anche i punti - erba, croce e altri - impiegati per lo sterminato ricamo di 68,30 metri.   


maria Stuart

Ricami della regina che non regnò mai

Non sono andati persi i pensieri di Maria Stuarda, regina di Scozia (1542-1587). Dopo lo scontro con la sorellastra Elisabetta I d’Inghilterra, fu imprigionata e poi condannata a morte per decapitazione. Nei 19 anni di reclusione, raccontò la sua angoscia con ago e filo. Sulla tela dipinse leoni intrappolati nelle reti, volatili in gabbia, un topo in fuga da un gatto rosso (forse perché Elisabetta aveva i capelli rossicci): «il ricamo diventa uno strumento per conservare la propria identità e continuare a esercitare il potere». 

Elisabeth Fry

Nata a Gurney il 21 maggio 1780 e fu la riformatrice delle carceri inglesi ed una filantropa. Moglie di un banchiere e madre di 11 figli, avrebbe potuto dedicarsi solo al ruolo familaire, invece fu la forza propulsiva della legislazione che rese più umano il trattamento dei carcerati e fu aiutata nei suoi sforzi dal monarca regnante. Morì nel 1845.

Fry fu in grado di fondare una scuola in prigione per i bambini che erano in prigione con le loro mamme. Avviò un sistema di supervisione e chiese alle donne di cucire e leggere la Bibbia.
La filantropa portò nelle carceri il cucito, attività in grado di favorire la concentrazione e la calma.




The Rajah quilt


The Rajah quilt venne fatto nel 1841 da donne detenute durante la navigazione che le portava dall'Inghilterra alle colonie della Tasmania, Australia. Consiste in 2815 manufatti che vennero presentati alla moglie del governatore appena sbarcate, a testimonianza delle loro abilità e industriosità.Le donne avevano imparato queste abilità lungo il viaggio che drò 6 mesi. 



Le trapunte di Changi

Nel febbraio 1942, al culmine della Seconda Guerra Mondiale, Singapore cade in mano ai giapponesi. La battaglia di Singapore, pesantissima sconfitta morale, politica e strategica, viene definita da Winston Churchill il disastro più grave e la più grande capitolazione della storia britannica.
Le cinquecento donne inglesi giunte alla prigione di Changi con le loro bimbe si troveranno ad affrontare denutrizione, violenze, malattie e l’angoscia per i propri cari dei quali non sanno più nulla, internati come loro in una struttura poco distante, vicini e irraggiungibili. 
Ethel Mulvaney, una di loro, ha un’idea per aprire e tenere un contatto con i propri uomini non lontani. Chiede ai responsabili del campo di Changi di essere autorizzata a lavorare insieme a un gruppo di prigioniere alla produzione di tre trapunte destinate ai pazienti dell’ospedale-prigione. Ciascuna riceverà un quadrato di stoffa di quindici centimetri per quindici sul quale ricamare una immagine personale, qualcosa che racconti di sé, che trasmetta fiducia e amore. Sempre accompagnato da una firma piccolissima e leggera, deve contribuire a rassicurare chi riceverà la trapunta e riconoscerà la firma che ha ricamato quel quadrato, saprà così che la sua sposa, sorella, madre, fidanzata, è ancora viva, che resiste pervicacemente per poter tornare a casa, alla sua casa.

Ci si aspetterebbe di vedere un manufatto triste, a tratti cupo, silenzioso testimone di un momento davvero difficilissimo e disperato; invece compaiono fiori di campo teneri e delicati, farfalle che volano libere, paesaggi inglesi con pecore che pascolano placidamente, velieri che solcano oceani tranquilli, interni intimi e caldi di case inglesi, un salotto blu elegante illuminato da una lampada, bandiere e simboli patriottici che trasmettono nostalgia e amore…

 


Agnes Richter

Camicia di forza del XIX secolo usata come un diario su cui ricamare i tormenti dell’anima


Agnes Richter, che visse tra la fine dell’800 ed i primi anni nel ‘900, fu una sarta tedesca che per un periodo della sua vita venne rinchiusa nella clinica psichiatrica di Heidelberg.

Durante la degenza, la sarta ricamò la sua stessa camicia di forza, con cui veniva tenuta immobile durante gli spostamenti o i momenti di agitazione, utilizzandola come un diario, con frasi in deutsche schrift, una vecchia scrittura tedesca. Le frasi sono frammentate e tra quelle decifrate si leggono “Io non sono grande”, “Desidero leggere” e “Mi tuffo a capofitto nel disastro”.

Ernest Thesiger

L' Attore celebre per eesere lo scienziato pazzo in ne "La moglie di Frankestein", classico horror diretto da James Whale nel 1935. Reduce dagli orrori della prima guerra mondiale anche lui scopre il potere del ricamo.
"Con sorpresa di molti e orrore di alcuni, ho tratto immenso piacere dal ricamo, che in fondo è un altro modo di dipingere". 

John Craske

John Craske

John Craske, nato nel villaggio costiero di Norfok nel 1881, da una famiglia di pescatori. Durante la guerra soffrì di un ascesso celebrale e venne ricoverato, anche in manicomio.

Iniziò a dipingere, ma poi non potendo più dipengere dal letto comiciò a ricamare.A ricamare il mare. "Scoprì che il filo e la stoffa gli consentivano di ricreare la morbidezza delle dune di sabbia o il turbinio dell'acqua in modo molto più concreta della pittura. Attraverso il ricamo, la tanto amata acqua del mare tornava a scorrergli tra le dita".

Gli ultimi anni di vita si dedicò all'opera cucita dell'evacuazione di Dunkerque, scena con bombe in acqua, aerei in fiamme.


suffragette

Gli stendardi delle suffragette portavano la femminilità prima relegata alla casa ora in piazza.
Nel 1908 a Londra migliaia di donne in corteo con un cielo di stendardi ricamati. Il lavoro di cucito delle suffragette non si limitò alla realizzazione di stendardi, ma ricamarono anche molti fazzoletti da inviare clandestinamente alle compagne di lotta.